Comitato Regionale FISO Friuli Venezia Giulia
Dettagli della news


 

ATTENTI A QUEI DUE

Nella jungla di Valeriano una SOM Cup galattica I giovani Tracciatori, promossi sul campo, hanno proposto percorsi di valore mondiale.

Era la mia prima volta a Valeriano. Grande era l’attesa per questa novità da aggiungere alla collezione di cartine da CO. Molti gli interrogativi su quali fossero le caratteristiche del terreno, il tipo di vegetazione, le difficoltà intrinseche. Una cosa era certa: Alla fine ci sarebbe stato uno dei soliti succulenti pranzi all’altezza delle migliori tradizioni della SOM. Arriviamo da Trieste, una curva a destra presa allegramente poi il ponte…Fermo! Fermo! È qui, grida Irene. Sono con i Viviani e di sotto, nel piazzale, già molte sono le auto dei concorrenti.
Soliti convenevoli e procedure e poi si va in partenza che, fortunatamente, è vicina. Il tempo è bello ma l’aria fredda. E’ un Marzo anomalo e la vegetazione è ancora ibernata. Mi hanno detto che tutto avviene lungo un torrente incassato, molto sinuoso, siamo bassi di quota e quindi rovi, spine e sottobosco non dovrebbero mancare. Che bello! L’avvio è invitante: una carraia che sbuca in un bel prato. Ah, beh! Allora si va bene. Già, peccato che sarà il primo e ultimo prato che vedrò in gara. Sorvoliamo sul fatto che tra il punto 1 e 2 si tratta di attraversare la Roggia di Valeriano e non c’è modo di tenere i piedi asciutti. Perdo forse un minuto cercando un passaggio aereo. Non voglio fare tutta la gara con i piedi bagnati: non lo sopporto. Ma poi con agili movenze da far invidia alla Fracci balzo in punta di piedi sull’atra sponda. Ho una falla nella scarpa sinistra e un po’ mi sono bagnato. Pensavo peggio. Basta scherzare, cerchiamo di portare a casa un risultato dignitoso. La 2 è facile, come sembra anche la 3 ma…acc..vacc..porc.. di nuovo il torrente da attraversare. Peccato che non sia Estate, sarei saltato dentro volentieri nelle limpide acque. Dò un’occhiata e solo con l’aiuto di una pietra affiorante riesco con un salto triplo da 6 m a guadagnare l’altra sponda bagnando un solo piede, quello già zuppo. Punzono e poi, guarda un po’, bisogna attraversare di nuovo l’acqua, subito. Non ricordo come, ma sono riuscito a saltare senza bagnarmi. Sarebbe bello risalire la ripida frana priva di rovi ma c’è il rischio di finire nelle sabbie mobili. Intorno è tutto ripidissimo. Ecco, qui sembra sia già salito qualcuno. Le scarpe chiodate non tengono, ci vorrebbero ramponi da ghiaccio. Mi prendo su qualche pianta, è secca e si rompe; riparto, un paio di metri, altra pianta…krack, 3 m altra pianta…kraaackkk e giù con il fondo schiena. Porco cane! La tuta appena lavata! Aggiro il ripidume in –verdi-che incominciano a infastidirmi e raggiungo sconsolato la 4. C’è da seguire un affluente in basso, ma vado per il pianoro soprastante e giù per il naso. Che idea suicida! È straripido e tanto per cambiare non tiene. Sarei disceso volentieri in corda doppia. Naturalmente per la 5 poi bisogna risalire, ovvio no?Cosa sarà mai. Per la 6 è banale ma c’è ancora il torrente in mezzo, che attraverso con manovra combinata spaccata-equilibrismo su tronchetto di traverso, senza bagnarmi. E vvai! Ho una carriera davanti, al Circo Togni. Non mi faccio trarre in inganno da una lingua gialla a L che di sicuro, penso, finirà su un ripido pieno di rovi. Stavolta non mi faccio fregare. Attacco e raggiungo la 6 da sopra, nel fitto, dove perdo oltre a preziosi minuti, anche gli occhiali, rimasti appesi da qualche parte. Peccato che il giallo a L finisse proprio alla lanterna. Sono inc…ato con me stesso . 7, no problem. E su, e giu, e su, e giu, e destra, e sinistra, corricchio avanti, indietro. Va’bbè, allora sei scemo..! Torna all’ansa della Roggia e riparti. L’8 è di là dal torrente, tanto per cambiare. Il solito piede bagnato va in acqua dopo un agile balzo da antilope in fuga.
. è qui tocchiamo la realtà di questo Campionato Interstellare. Ma no! è solo una SOM Cup di quelle domestiche. C’è Fox che assiste un infortunato, spalla lussata credo; altri atleti con l’aria smarrita, un paio si inerpicano su per il versante sud dell’Annapurna, pardon, un naso quasi verticale reso inconsistente dai precedenti passaggi. Potessi avere dei –grappini d’arrembaggio-(o grappini 46°Nonino) tipo Morgan il pirata…2-3 alberi secchi cedono di schianto e rischiano di compromettere seriamente l’impresa titanica. Per la 9 dovrei discendere la via di salita, ma lì il Soccorso alpino non verrebbe mai a recuperarmi. Nei paraggi c’è un sentiero che va giù, poi torrente (ti pareva) e continua fino ai pressi della lanterna. Scelta geniale. Peccato che non ho trovato il sentiero e così ho rivissuto i bei tempi che percorrevo i barrancos dell’Amazzonia. Riesco così a collezionare la terza caduta della giornata: una classica –musada-. Il terreno infido cede sotto il piede sinistro (quello bagnato più volte) al momento dello slancio e finisco lungo disteso, baciando letteralmente la nuda terra, fortunatamente priva, in quel punto, di sassi, spuntoni, sterpi e simili amenità. Salvati i denti, una piccola escoriazione in fronte e distorsioni ai polsi sono il prezzo della gloria che di sicuro NON ci sarà.
La 10 e la 11 concedono un po’ di respiro, Giada Franz sfreccia come una gazzella, mentre arranco penosamente, lo sguardo nel nulla, e vengo raggiunto da papà Pilotto. La concentrazione mi è caduta in acqua in qualche guado e sto pensando a Valentina e Nicolò, i Tracciatori, a quale pena sottoporli per rifarmi di tutte queste interminabili sofferenze. Infatti ecco un altro profondo caňon da scendere e risalire, manco a dirlo ripido e verde. Qui i tracciatori si sono rilassati e forse, pentiti delle birbonate, hanno posizionato le lanterne a misura umana, non usando la Natura come Arma Letale. Mi vengono in mente lanterne ben eclissate dietro un rigoglioso pungitopo, o collocata nel profondo di un’ansa rocciosa, o quella ben celata da un fitto cespuglio. Arrivare al Cimitero sembrava una passeggiata, e invece giunto alla 14 ecco rispuntare papà Pilotto, che pensavo di aver seminato alla 11. Poi c’è un -albero particolare- che sono due, e la famosa roccia mangia lanterne che mi conducono all’apoteosi del traguardo. Ogni patimento è dimenticato e rimane solo la felicità di aver portato a casa la pelle e il desiderio di rivincita alla prossima di Valeriano. Eh si! Non finisce qui.
Tra i vari commenti vale la pena registrare quello di Luigi Pin (Tarzo) : Perché sprecate questa carta per queste garette? Meriterebbe fare una Coppa Italia. Nico Zuffi

Link: http://www.fisofvg.it/prima.asp

Zuffi Nicolò - 16/03/2010


Indice delle news